L’alcol fa male a tutti, ma ai giovani di più

di Marco Pivato (La Stampa)

Le droghe leggere sono sempre più pericolose, grazie ai laboratori illegali capaci di aumentare la potenza dei principi attivi tossici. Ma è l’alcol, poiché se ne fa uso con leggerezza, la droga (legale) più sottovalutata.

Quelle che un tempo chiamavamo informalmente «droghe leggere», come hashish e marijuana, oggi sono potenzialmente dannose quanto cocaina ed eroina, mentre la «droga legale», per eccellenza l’alcol, ha sempre più clienti e più giovani. Intanto stiamo assistendo a una diffusione epidemica di nuove sostanze psicoattive – le Novel Psychoactive Substances o Nps – con struttura chimica tra le più disparate, non rilevabili dalle tradizionali analisi, sintetizzate nei laboratori clandestini, a buon prezzo e disponibili in rete come un articolo qualsiasi. Tirano le somme sia i clinici che osservano il fenomeno delle dipendenze dai pronto soccorso e centri di salute mentale sia i ricercatori che lo studiano nelle Accademie. Dati di un inquietante e inedito scenario che la Società Italiana di Tossicologia (Sitox) ha portato all’ultimo Congresso nazionale.

Cannabis e derivati

Ancora fino al decennio scorso era possibile mettere in relazione l’assunzione di Cannabis all’esordio di psicosi lasciando molto margine alla vulnerabilità individuale: a parità di consumo protratto negli anni la differenza tra chi non tornava dal «viaggio» e chi, tutto sommato, ne usciva indenne la faceva la genetica. Oggi invece il mercato illegale offre prodotti che contengono cannabinoidi sintetici fino alle cento volte più potenti di quelli contenuti nell’«erba» tradizionale, in grado di causare immediatamente danni permanenti, a prescindere dalla vulnerabilità individuale. Il primo di questi casi fu intercettato nel 2008 dal Centro Antiveleni di Pavia, riferimento per il Sistema nazionale di allerta precoce per il Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. «A distanza di dieci anni oggi questi “incidenti” li trattiamo regolarmente», spiega il responsabile Carlo Locatelli, medico e past-President della Società Italiana di Tossicologia. «Abbiamo a che fare con sostanze smerciate come marijuana, ma che in realtà contengono molecole attive anche sui recettori stimolati dalla cocaina, tossiche non soltanto per il cervello ma anche per cuore, reni e fegato».

Le Nps

Se ancora negli anni Ottanta e Novanta gli esperti conoscevano bene il mercato delle droghe e i servizi erano organizzati di conseguenza oggi i pronto soccorso devono trattare intossicazioni di origine sempre nuova. «Per essere più competitivi sul mercato i laboratori illegali apportano piccole modifiche a sostanze già note, aumentando così l’offerta – riporta Carlo Fraticelli, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’Azienda Socio Sanitaria territoriale Lariana di Como – . Proprio perché modificate le molecole che risultano non sono rilevate dagli screening». Le segnalazioni ospedaliere faticano dunque a inseguire le «novità», ritardando diagnosi e trattamenti al momento del ricovero. Secondo l’esperto questo gap riguarda «circa un migliaio di composti». Le Nps si acquistano in strada ma anche su Internet, dove sono accessibili a minorenni a prezzi modici e provengono da paesi come Cina e India. La lista comprende ancora cannabinoidi sintetici ma anche oppiacei sintetici, «mutuati da antidolorifici legali per uso terapeutico ma chimicamente trasformati in sostanze da spaccio in forma di pasticche o francobolli». Nuovi anche i nomi nel gergo di strada: tra i più noti «Yaba», «Sisa» e «Krokodil», quest’ultima in grado di provocare necrosi ai tessuti che ricordano il morso di coccodrillo.

Alcol

L’alcol è ancora la prima causa di morte per i giovani europei, secondo i dati di Alfredo Caminiti, direttore del pronto soccorso pediatrico dell’ospedale di Cantù – Azienda Socio Sanitaria territoriale Lariana di Como, tanto che un decesso su quattro tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni è dovuto al consumo di questa sostanza. «La media alla quale un ragazzo assume per la prima volta alcol è in Europa 14 anni ma in Italia – avverte il medico – è 12 anni. Il 43,5% di loro ne ha fatto uso per la prima volta tra i 13 e 14 anni, il 18,8% tra gli 11 e i 12 anni, il 10,9% ad appena 10». Secondo Raffaela Olandese, direttrice dell’Unità operativa Dipendenze dell’Azienda Socio Sanitaria territoriale Lariana di Como, in Italia oggi è radicalmente cambiato il modello di consumo, da «mediterraneo» a «nordeuropeo»: caratterizzato quest’ultimo da assunzione sempre più precoce di bevande, anche fuori dai pasti e dunque dal contesto familiare – in una certa misura ancora sotto il controllo dell’adulto –. I ragazzi rischiano di più perché bevono con una scarsa percezione del pericolo che ha per di più ragioni biologiche: «Nell’adolescente – spiega infatti la dottoressa – l’area del cervello stimolata dalle sensazioni piacevoli è già strutturata mentre la corteccia, che ha invece il compito di “filtrare” e tenere a bada questi impulsi matura soltanto attorno ai 20 anni».

I più giovani sono quindi per natura più propensi al rischio, inconsapevolmente portati da una biologia che li espone non soltanto all’alcol, ma in generale alle lusinghe del benessere artificiale, come abbiamo visto oggi più facile e più pericoloso.

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