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Aspartame: avete paura dei dolcificanti? La risposta sospesa tra il sentimento collettivo e i dati scientifici

Salute & società, Sostanze, Tossicologia

La commercializzazione dell’aspartame venne approvata nel 1981 dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano che controlla la sicurezza di farmaci e alimenti, e da allora è diventato uno dei dolcificanti artificiali più conosciuti al mondo e sicuramente uno dei più testati. Sul web si trova di tutto: leggerete anche che è cancerogeno. Lo è? Arrivate alla fine della’articolo e lo scoprirete.

  • 05/11/2021

di Marco Pivato (Direttore responsabile)

La diffidenza nei confronti dei dolcificanti per il caffe o delle bevande gassate è molto alta nel pubblico. Come lo sappiamo? Basta farsi un giro sui motori di ricerca oppure, per essere ancora più precisi, utilizzare uno strumento informatico come SEOZOOM, in grado di farci sapere cosa digitano gli italiani su Google (e altri motori di ricrca) per reperire informazioni su un determinato argomento. Se la parola chiave che somministriamo a SEOZOOM è aspartame ci facciamo immediatamente una idea. Gli italiani, quando cercano informazioni su Internet su aspartame digitano prevalentemente queste parole: aspartame fa male, aspartame cancerogeno, aspartame cos’è, aspartame danni, oltre ad aspartame effetti collaterali e aspartame in gravidanza. Non vi è dubbio, quindi, che la ricerca di informazioni parta già con la risposta che l’utente si aspetta, e cioè che l’aspartame faccia male alla salute.

Se il sentimento dei cittadini è inequivocabile, la scienza invece, quali dati ha? Cominciamo da un post pubblicato sulla pagina Facebook della Società Italiana di Tossicologia (SITOX), dal titolo Aspartame, tossicità degli edulcoranti tra bufale e scienza. La tossicologia è in grado di calcolare la quantità tollerabile di una sostanza che un uomo, in base al suo peso, può assumere giornalmente e per tutta la vita senza effetti avversi riconoscibili secondo lo stato attuale delle conoscenze.

«Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit» (Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto). Paracelso, padre della tossicologia moderna.

È la dose a fare il veleno (Paracelso)

Questo valore si chiama dose giornaliera accettabile (DGA) e, nel nostro caso, «l’attuale dose giornaliera accettabile di 40mg/kg di peso corporeo/die è ritenuta protettiva della popolazione generale e l’esposizione dei consumatori all’aspartame è ben al di sotto di questa DGA». In altre parole, l’aspartame non è tossico, alle quantità che consumiamo: «Per raggiungere tale dose – continua SITOX – un adulto che pesi 60 kg dovrebbe bere 12 lattine da 330 ml di una qualsiasi bevanda dietetica, che contenga aspartame ai massimi livelli di uso consentiti, ogni giorno per tutta la vita, oppure 36 lattine, di identico volume, con contenuto abituale».

È significativo del pregiudizio, nell’indagare la sensibilità pubblica su questo argomento, che se cerco una immagine con la quale corredare questo articolo, utilizzando la parola chiave aspartame, su uno dei database più noti come Adobe Stock, compaiano molte immagini come quella che vedete qui, che recita: «STOP ASPARTAME».

Recentemente una nuova pubblicazione scientifica su Archives of Public Health, a firma di Erik Millstone e Elisabeth Dawson dell’Università del Sussex, ha contestato la posizione dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), in seno all’UE, che assolve il dolcificante. Sulla questione la giornalista Mara Magistroni ha raccolto il parere del Presidente della Società Italiana di Tossicologia Corrado Galli, sulla rivista Wired Italia.

Aspartame e sostanze tossiche: la differenza tra pericolo e rischio

Il post di SITOX è di grande semplicità e trasparenza, e parla del concetto di dose: non importa necessariamente che una sostanza sia tossica in sé, importa anche la quantità a cui la persona è esposta. Se bevo un bicchiere di vino rosso alla settimana, non subisco gli stessi effetti di mezza bottiglia di grappa al giorno, per intenderci. Così come, per cambiare sostanza, assumere una compressa di paracetamolo quando si ha la febbre non dovrebbe uccidere nessuno, mentre ingerirne una scatola intera certamente sarebbe molto pericoloso.

Ecco perché in tossicologia si distingue tra PERICOLO e RISCHIO, come spiega un altro articolo di SITOX, che non sono assolutamente sinonimi.

Funghi velenosi oppure una fiala di potente barbiturico, o ancora dosi di iniezioni letali rappresentano un pericolo. Ma se non mangerò mai quei funghi, non assumerò il barbiturico né sarò sottoposto a iniezione letale, non correrò nessun rischio, pur rappresentando quelle sostanze un pericolo.

Quanto aspartame dovrei assumere per rimanere intossicato?

Se della divulgazione scientifica però non vi fidate, vi proponiamo ancora un post del Prof. Ivano Eberini, dell’Università Statale di Milano, biochimico, pubblicato sul proprio profilo Facebook. Credo lo troverete interessante, oltre che accessibile. 

«Ricevo da più parti allarmanti notizie su una presunta grave tossicità da parte di questo dolcificante ipocalorico. L’aspartame viene metabolizzato nel nostro organismo, dando luogo ad acido aspartico e fenilalanina, che entrano nel classico metabolismo degli amminoacidi derivanti dall’introduzione di proteine con la dieta. Il metabolismo della fenilalanina è problematico per le persone affette da fenilchetonuria o alcaptonuria, ma non per le persone sane.

Inoltre dal metabolismo dell’aspartame si libera anche metanolo, che nell’organismo viene trasformato in formaldeide e acido formico. I formiati sono pesantemente neurotossici: si calcola che la tossicità compaia attorno a 200 mg/kg nell’uomo.

Facciamo un po’ di conti: da 1 litro di bibita dolcificata con aspartame si liberano meno di 50 mg di metanolo; da 1 litro di succo di frutta fresco si liberano fino a 300 mg di metanolo. La quantità di metanolo assunta con frutta e verdura fresca, a parità di volume, è quindi molto maggiore di quella assunta attraverso bibite dolcificate con aspartame.

Affinché la quantità di metanolo derivata dall’aspartame possa dare luogo a tossicità nell’uomo, bisognerebbe consumare rapidamente 100 litri di bibita con dolcificante artificiale. Ho paura che i 100 litri di liquidi assunti rapidamente, siano comunque di gran lunga più tossici dei 5 g di metanolo contenuti in questo volume».

Adesso, crediamo, avete tutti gli elementi per giudicare, se l’aspartame, in quanto dolcificante per caffé e/o bibite sia tossico.

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