Aspartame: avete paura dei dolcificanti? Leggete e giudicate voi

La commercializzazione dell’aspartame venne approvata nel 1981 dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano che controlla la sicurezza di farmaci e alimenti, e da allora è diventato uno dei dolcificanti artificiali più conosciuti al mondo e sicuramente uno dei più testati. Un nuovo studio dell’Università del Sussex contesta la sicurezza di questa sostanza. A proposito di aspartame sul web trovate di tutto: leggerete anche che è cancerogeno. Lo è? Arrivate alla fine della’articolo e lo scoprirete.

Per sapere se è una bufala o si tratta di verità, perdete qualche minuto a leggere questo breve post del nostro partner Società Italiana di Tossicologia (SITOX) e i pochi altri argomenti successivi, poi giudicate voi: vi segnaliamo sia la versione “ufficiale”, sia quella leggermente più adatta ai non addetti ai lavori.

Cominciamo da un post della pagina Facebook del nostro partner Società Italiana di Tossicologia (SITOX): http://bit.ly/30YirJd

Una nuova pubblicazione scientifica su Archives of Public Health, a firma di Erik Millstone e Elisabeth Dawson dell’Università del Sussex, contesta la posizione delle autorità UE (EFSA) che “assolve” il dolcificante aspartame.

Sulla questione la giornalista Mara Magistroni ha raccolto il parere del Presidente della Società Italiana di Tossicologia, Corrado Galli, sulla rivista Wired Italia.

Ve lo proponiamo 👉 QUI 

SITOX si è già espressa ufficialmente, nel marzo scorso, esattamente sulla tossicità dell’aspartame, in questo dettagliato post:
http://bit.ly/2Mlwe8S

Questo post è di grande semplicità e trasparenza, e parla del concetto di dose: non importa necessariamente che una sostanza sia tossica in sé, ma importa anche la quantità a cui la persona è esposta. Se bevo un bicchiere di vino rosso alla settimana, non subisco gli stessi effetti di mezza bottiglia di grappa al giorno, per intenderci. Così come, per cambiare sostanza, assumere una compressa di paracetamolo quando si ha la febbre non dovrebbe uccidere nessuno, mentre ingerirne una scatola intera alla volta sicuramente qualche problema potrebbe lasciarlo.

Ecco perché in tossicologia si distingue tra PERICOLO e RISCHIO.

Funghi velenosi oppure una fiala di potente barbiturico, o ancora dosi di iniezioni letali rappresentano un pericolo. Ma se non mangerò mai quei funghi, non mi farò iniettare il barbiturico né sarò sottoposto a iniezione letale, non correrò nessun rischio, pur rappresentando quelle sostanze un pericolo.

Allo stesso modo, la tossicologia è perfettamente in grado di misurare la dose della sostanza pericolosa che costituisce un rischio per l’uomo. In questo modo è chiaro?

Tornando all’aspartame (ma vale per tutte le sostanze): esiste una misura che si chiama dose giornaliera accettabile (DGA) o Acceptable Daily Intake (ADI), è ed un valore utilizzato in tossicologia che rappresenta la quantità tollerabile di una sostanza che un uomo, in base al suo peso, può assumere giornalmente e per tutta la vita senza effetti avversi riconoscibili secondo lo stato attuale delle conoscenze.

Ebbene, l’attuale dose giornaliera accettabile (DGA) per l’aspartame è di 40mg/kg di peso corporeo/die, ed è ritenuta protettiva della popolazione generale e l’esposizione dei consumatori all’aspartame è ben al di sotto di questa DGA. Per raggiungere tale dose, un adulto che pesi 60 kg dovrebbe bere 12 lattine da 330 ml di una qualsiasi bevanda dietetica, che contenga aspartame ai massimi livelli di uso consentiti, ogni giorno per tutta la vita, oppure 36 lattine, di identico volume, con contenuto abituale.

La rivista Food and Chemical Toxicology, inoltre, già nel 2013 ha redatto un articolo completo di tutte le informazioni sulle caratteristiche e sulla sicurezza di questa sostanza.

➡️ Lo trovate (full text) qui: http://bit.ly/2Oo87sF

Se della divulgazione scientifica però non vi fidate, vi proponiamo ancora un post del Prof. Ivano Eberini, dell’Università Statale di Milano, biochimico, pubblicato sul proprio profilo Facebook. Credo lo troverete interessante, oltre che accessibile. Eccolo.

Aspartame.

«Ricevo da più parti allarmanti notizie su una presunta grave tossicità da parte di questo dolcificante ipocalorico.

L’aspartame viene metabolizzato nel nostro organismo, dando luogo ad acido aspartico e fenilalanina, che entrano nel classico metabolismo degli amminoacidi derivanti dall’introduzione di proteine con la dieta. Il metabolismo della fenilalanina è problematico per le persone affette da fenilchetonuria o alcaptonuria, ma non per le persone sane.

Inoltre dal metabolismo dell’aspartame si libera anche metanolo, che nell’organismo viene trasformato in formaldeide e acido formico. I formiati sono pesantemente neurotossici: si calcola che la tossicità compaia attorno a 200 mg/kg nell’uomo.

Facciamo un po’ di conti: da 1 l di bibita dolcificata con aspartame si liberano meno di 50 mg di metanolo; da 1 l di succo di frutta fresco si liberano fino a 300 mg di metanolo. La quantità di metanolo assunta con frutta e verdura fresca, a parità di volume, è quindi molto maggiore di quella assunta attraverso bibite dolcificate con aspartame.

Affinché la quantità di metanolo derivata dall’aspartame possa dare luogo a tossicità nell’uomo, bisognerebbe consumare rapidamente 100 l di bibita con dolcificante artificiale. Ho paura che i 100 l di liquidi assunti rapidamente, siano comunque di gran lunga più tossici dei 5 g di metanolo contenuti in questo volume».

Adesso, crediamo, avete tutti gli elementi per giudicare, se l’aspartame, in quanto dolcificante per caffé e/o bibite sia tossico.

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