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USA in sprint sul vaccino. Ma sarà efficace e sicuro? I farmacologi italiani: troppa fretta. A DiMartedì Capuano della SIF

COVID-19: vaccini, faramci, plasma, “anticorpi artificiali” e informazione: da che parte sta la verità?

 
Ha colpito molto l’accelerazione che gli Stati Uniti stanno dando alla produzione del presunto vaccino anti-COVID19.
Attenzione – segnala il giornalista di Repubblica Federico Rampini a La7 – non solo per il business attorno al settore farmaceutico, ma soprattutto per gli effetti che la ripartenza avrebbe sull’economia.
Eppure ci sono da fare i conti con l’effettiva efficacia e sicurezza di un vaccino, come per ogni altro farmaco anti COVID19. Quindi è necessario tempo per estendere la sperimentazione.
 

Quanto tempo ci vuole per fare un farmaco o un vaccino?

 

Dall’idea alla farmacia, possono passare dai 12 ai 14 anni, con una spesa di oltre due miliardi di dollari. Tutto ciò per garantire efficacia e sicurezza. In contesti di emergenza è possibile “prendere in prestito” farmaci già approvati e “adattarli”, oppure, come nel caso del vaccino anti-COVID19, accedere a procedure semplificate.
 
Tuttavia, la corsa al vaccino sta diventado più una scommessa che una sfida scientifica: il fatto che poche decine di volontari abbiano dato riscontri positivi, non significa che su milioni, se non miliardi, di persone, l’effetto sia il medesimo. Anzi i rischi di potenziali effetti collaterali non segnalati nelle fasi saltate per la fretta sono molto più alti.
 
Ai microfoni di La7 le parole della Prof.ssa Annalisa Capuano, esperta della Società Italiana di Farmacologia (SIF), professore associato dell’Università di Napoli Luigi Vanvitelli, alla trasmissione DiMartedì, condotta da Giovanni Floris, andata in onda martedì 19 gennaio.

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