Sperimentazione animale, gli argomenti della comunità scientifica

Il Principio delle 3R.

Chi vuole fare ricerca con gli animali, secondo la normativa vigente, deve chiedersi se sia possibile sostituire il modello animale prescelto con modelli che non prevedano l’uso di animali (Replacement).

Se questo non fosse possibile il ricercatore deve cercare di ridurre il più possibile il numero di animali utilizzati nel proprio protocollo sperimentale mantenendo lo stesso livello di informazione (Reduction).

Inoltre lo sperimentatore deve sempre adoperarsi per ridurre il livello di sofferenza imposto agli animali durante le procedure sperimentali migliorando attivamente la qualità della vita dell’animale durante l’intero arco della sua vita (Refinement).

Si può vivere in un mondo dove la ricerca scientifica non si serve di modelli animali per progettare farmaci salvavita e terapie antitumorali, per esempio?

Attualmente la risposta è: no. Le prove in vitro, vale a dire, i test che si eseguono in provetta, non danno le stesse informazioni dei test in vivo, ovvero sull’animale. E si tratta di informazioni fondamentali che potrebbero determinare il successo di una terapia ed evitare effetti collaterali e tossicità sull’uomo, una volta in commercio.

Il ricercatore non è un sadico: magari potesse fare a meno della cavia. Mantenere gli animali da laboratorio costa moltissimo, contando anche che questi non devono essere stressati, quando in gabbia, altrimenti il loro stato confonderebbe i risultati dell’esperimento stesso.

Una valida alternativa all’animale potrebbe venire dalle neuroscienze: supercomputer e reti neurali che simulano il viaggio di una nuova molecola, candidata a diventare, per esempio farmaco, nel corpo umano, dandoci tutte le informazioni che ci servono.

Purtroppo però l’Intelligenza Artificiale non è ancora a questi livelli. 

Vale allora ancora la regola delle R. Introdurre una tassa sulle sperimentazioni potrebbe essere di incentivo alla ricerca per studiare meglio le R o dare impulso ai neuroscienziati per escogitare supercomputer che imitino l’organismo dell’uomo?

Secondo molte società scientifiche no. Ecco perché Società Italiana di Farmacologia, Società Italiana di Tossicologia, Silvio Garattini in qualità di Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Società Italiana di Neurologia, Società Italiana di Neuroscienze, Società Italiana di Fisiologia e Società Italiana di Immunologia Clinica e Allergologia hanno scritto una lettera al governo.

Noi di DNA Media lab abbiamo recapitato ai mass media la missiva. Vi proponiamo come la notizia è stata ripresa da alcune testate.

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