Sperimentazione animale: arriva la tassa. Ma il ricercatore non è un sadico. Ecco perché.

Tassa sulle sperimentazioni animali: il decreto del ministero della Salute n.173, pubblicato in Gazzetta lo scorso 25 luglio, introduce un nuovo tariffario. Le società scientifiche (tra cui Società Italiana di Farmacologia – SIF e Società Italiana di Tossicologia – SITOX) parlano di “ulteriore aggravio economico e amministrativo allo svolgimento delle ricerche indipendenti” nel settore pubblico. I costi per un istituto di ricerca possono superare i 200.000 euro all’anno solo per le spese correnti, per la manutenzione degli animali. Magari quindi si potesse fare a meno della sperimentazione (non solo quindi per motivi etici). Le Società scientifiche scrivono al governo. Può una tassa essere di incentivo a trovare metodi alternativi al sacrificio di animali? A che punto siamo? Quando e come l’Intelligenza artificiale potrà venirci in aiuto?

Il Principio delle 3R.

Chi vuole fare ricerca con gli animali, secondo le normative vigente, deve chiedersi se sia possibile sostituire il modello animale prescelto con modelli che non prevedano l’uso di animali (Replacement).

Se questo non fosse possibile il ricercatore deve cercare di ridurre il più possibile il numero di animali utilizzati nel proprio protocollo sperimentale mantenendo lo stesso livello di informazione (Reduction).

Inoltre lo sperimentatore deve sempre adoperarsi per ridurre il livello di sofferenza imposto agli animali durante le procedure sperimentali migliorando attivamente la qualità della vita dell’animale durante l’intero arco della sua vita (Refinement).

Si può vivere in un mondo dove la ricerca scientifica non si serve di modelli animali per progettare farmaci salvavita e terapie antitumorali, per esempio?

Attualmente la risposta è: no. Le prove in vitro, vale a dire, i test che si eseguono in provetta, non danno le stesse informazioni dei test in vivo, ovvero sull’animale. E si tratta di informazioni fondamentali che consentono di determinare il successo di una terapia ed evitare effetti collaterali e tossicità sull’uomo, una volta in commercio il prodotto.


Il ricercatore non è un sadico
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Magari lo scienziato potesse fare a meno dell’animale da laboratorio. A parte il fatto che chi fa ricerca non è un sadico (l’animale è un mezzo, non certo il fine), inoltre mantenere cavie e altri modelli ha costi estremamente alti, contando anche che questi non devono essere stressati, quando arrivano al sacrificio, altrimenti il loro stato fisiologico e ormonale (semplificando un poco) confonderebbe i risultati dell’esperimento stesso. Altri alti costi vanno attribuiti alle strutture dove gli animali vengono alloggiati (stabulario) e alla manutenzione di queste.

Nella pratica:

i costi annuali per la gestione dello stabulario ammontano per in media per un Istituto di rierca a circa 200.000 euro.

A ciò si deve aggiungere che ogni singolo topo ha un costo che varia da 13 a 165 euro (+IVA) a seconda del ceppo utilizzato nella sperimentazione.

Le ditte che forniscono tali animali inseriscono inoltre costi aggiuntivi per le speciali confezioni e la spedizione che superano i 50 euro a consegna.

A ciò aggiungiamo anche altri 1000 euro annui per anestetici e antidolorifici, e il costo della manutenzione delle gabbie ventilate (filtri e quant’altro) difficilmente stimabili.

Una valida alternativa all’animale (se ne è parlato molto) potrebbe venire dalle neuroscienze: supercomputer e reti neurali che simulano il viaggio di una nuova molecola, candidata a diventare, per esempio farmaco, nel corpo umano, dandoci tutte le informazioni che ci servono. La presenza del Sistema nervoso (e quindi di un animale vivo) o di un surrogato (rete neurale) è insostituibile per trarre informazioni di base, dal momento che il cervello dà istruzioni a tutti gli organi, e la risposta del farmaco dipende quindi anche dal “dialogo” tra la nuova molecola ed esso.

Purtroppo però l’Intelligenza Artificiale non è ancora a questi livelli. Ma potrebbe essere questione di tempo. L’accesso “commerciale” ai computer quantistici è sempre più vicino e ciò potrebbe permettere la ricostruzione di informazioni sulla farmacocinetica (dove si “accumula” e quali vie segue), farmacodinamica (meccanismo d’azione) e tossicità (effetti secondari) dei farmaci senza sacrificare l’animale. Questione di matematica, di tempo, soldi, e molta (a sua volta) ricerca.

Vale, allora, ancora la regola delle 3R. Ma introdurre una tassa sulle sperimentazioni potrebbe essere (intanto) di incentivo alla ricerca per studiare meglio le R o dare impulso ai neuroscienziati per escogitare supercomputer che imitino l’organismo dell’uomo?

Secondo molte società scientifiche no. Ecco perché Società Italiana di Farmacologia, Società Italiana di Tossicologia, Silvio Garattini in qualità di Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Società Italiana di Neurologia, Società Italiana di Neuroscienze, Società Italiana di Fisiologia e Società Italiana di Immunologia Clinica e Allergologia hanno scritto una lettera al governo.

Noi di DNA Media Lab abbiamo recapitato ai mass media la missiva. Qui vi proponiamo come la notizia è stata ripresa da alcune testate. Qui, invece, potete leggere la lettera delle Società scientifiche sottoscriventi.

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