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COMUNICAZIONE PUBBLICA DELLA SALUTE: PRASSI E REGOLE PER CHIEDERE SPAZIO AI MASS MEDIA

Mass Media & Salute.

Sperimentazione animale: ecco perché lo scienziato non è un sadico e non gli converrebbe ricorrervi se non fosse costretto

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Il caso del ricercatore dell’Università di Torino Marco Tamietto, minacciato di morte, riapre la questione: a cosa servono, davvero, gli esperimenti sugli animali, come vengono trattati, quali sono le leggi, i costi, gli obblighi. E quali sono i limiti, invece, dell’altra ricerca, quella che studia i metodi alternativi non cruenti, e ancora quella di confine: i super computer in grado di simulare il cervello. È vero, inoltre, che le industrie farmaceutiche traggono vantaggio dal sacrificio degli animali? Tutte le risposte che possiamo dare al pubblico, mettendo insieme tutto ciò che sappiamo scientificamente e il racconto, in esclusiva al prof. Tamietto, impegnato a studiare come ridare la vista ai pazienti ciechi per lesioni al cervello e recentemente raggiunto da una missiva che conteneva un proiettile e minacce di morte a sé e alla propria famiglia, per le sue ricerche sui macachi. Fonte: Marco Pivato (Le Scienze) e Marco Pivato (La Stampa).

  • 22/08/2021

di Marco Pivato (Direttore responsabile Mass Media & Salute e titolare Agenzia DNA Media Lab).

«Sono costretto a misure di sicurezza, in contatto costante con la Digos, che monitora tutti i miei spostamenti. Anche la mia personale residenza è segnalata come sito sensibile dalle forze dell’ordine». Succede, non di rado in Italia, che la vita di un ricercatore scientifico, assomigli a quella di un collaboratore di giustizia, nel mirino di chi lo vorrebbe addirittura morto. Spaventa e crea repulsione, ancora molto, la possibilità che animali vengano sacrificati per la scienza, tanto da avere generato vere e proprie crociate contro lo “scienziato sadico e interessato dai finanziamenti delle case farmaceutiche”. Proprio come disegnato lo stereotipo del ricercatore che lavora nelle Università e nei centri di ricerca. La vittima tristemente più celebre è Marco Tamietto, professore dell’Università di Torino e titolare di una sperimentazione sui macachi per il recupero della vista nei pazienti che hanno perso del tutto o in parte la vista dopo una lesione al cervello. In questo intervento la sintesi di due articoli che ho pubblicato su Le Scienze e su La Stampa.

Costretti a vivere sotto scorta per le minacce delle associazioni animaliste

Si tratta solo dell’ultimo caso di cronaca, ed anche del più grave, se si guarda al metodo che Tamietto ha subìto, destinatario, per posta, di un proiettile (in stile mafioso) accompagnato da una lettera di minacce: «Non sei un ricercatore, sei un assassino. Colpiremo duro te e la tua famiglia». Così recita la lettera anonima indirizzata al docente. E non è nemmeno la prima volta che il professore corre rischi, dopo che fu aggredito, la scorsa estate, proprio mentre si recava in Rettorato. Anche il prof. Luca Bonini, dell’Università di Parma, che si occupa della sperimentazione sui macachi, ha trovato un cartello appeso all’ingresso di casa con scritto “vivisettore boia”.

Vicinanza ai ricercatori è stata espressa più volte dai colleghi del mondo accademico e dalle società scientifiche, in primis la Federazione Italiana Scienze della Vita, la Società Italiana di Farmacologia e la Società Italiana di Tossicologia, vale a dire le prime coinvolte, per motivi etici e professionali. A loro si è aggiunta la nota di Research4Life e del suo segretario Generale Giuliano Grignaschi, dopo la presa di posizione della Crui. Scopo dell’associazione di Grignaschi è quello di mettere a disposizione di tutti le informazioni necessarie per potere capire le ragioni della sperimentazione animale, ma anche i risultati ottenuti grazie a questa e chiarire quali sforzi vengono fatti per individuare metodi alternativi

Vicinanza ai ricercatori è stata espressa più volte dai colleghi del mondo accademico e dalle società scientifiche, in primis la Federazione Italiana Scienze della Vita, la Società Italiana di Farmacologia e la Società Italiana di Tossicologia, vale a dire le prime coinvolte, per motivi etici e professionali.

Dall’altra parte, gli antagonisti: capofila, la Lega anti-vivisezione (Lav). Proprio la Lav («il cui nome è già intrinsecamente mistificatorio, visto che la vivisezione è proibita per legge e non più praticata da decenni», ha tenuto a precisare la Crui) ha fatto istanza di annullamento del progetto «LightUp» al TAR del Lazio, e quando è stata rigettata si è rivolta al Consiglio di Stato che ha emanato un’ordinanza sospensiva, nonostante il progetto fosse stato valutato dai revisori scientifici, approvato dai comitati etici preposti e autorizzato dal Ministero della Salute. Insomma, la battaglia è aperta.

Motivazioni e significato della sperimentazione animale

Gli animalisti si schierano con la Lav, mentre i ricercatori stanno con l’Accademia, ma il racconto della vicenda, sin qui, è troppo semplicistico, per essere giudicato dall’opinione pubblica. Prima, va chiarito di cosa stiamo parlando. Animalisti e Lav hanno una visione netta: l’animale, in quanto essere vivente, che prova gioia e sofferenza proprio come l’uomo, non va toccato. I ricercatori, più che sull’emotività, contano sulla razionalità e articolano le ragioni della sperimentazione animale su due fronti: perché (purtroppo) non possiamo farne a meno e perché è falsa la teoria dello scienziato sadico.

La sperimentazione pre-clinica e clinica di trattamenti e farmaci prevede una fase «in vitro» (in provetta) e poi una fase «in vivo», prima su animali e poi su volontari umani, per capire la sicurezza e l’efficacia di ciò che si va testando. Se la ricerca non procedesse in questo modo avrebbero ragione gli estremisti che se la prendono con «Big Pharma», le industrie del farmaco che – secondo posizioni oltranziste – farebbero soldi sulla pelle di uomini e animali per mandare in commercio prodotti di cui o non abbiamo bisogno oppure, addirittura, peggiorano il nostro stato di salute. Il senso della sperimentazione animale è invece proprio quello di verificare innanzitutto la tossicità di una nuova molecola, per valutare la tollerabilità degli eventuali effetti collaterali, e poi la effettiva efficacia.

Tutti gli svantaggi della sperimentazione animale

Dunque, il ricercatore a questo scopo sacrificherebbe animali con la freddezza di un sadico dottor Menghele. E invece no, perché il ricercatore se potesse fare a meno della sperimentazione sarebbe non solo contento, ma decisamente avvantaggiato. Facciamo un po’ di conti. La gestione di uno stabulario (alloggio per gli animali), per un Istituto di ricerca di dimensioni medie, costa circa 200.000 euro l’anno. Inoltre, il costo di ogni topo varia da 15 a 165 euro, oltre IVA, a seconda del ceppo. Tra spedizione e confezioni, i fornitori chiedono, infine, circa 50 euro a consegna.

Marco Tamietto (Fonte: Focus.it)

E proprio perché lo scienziato non è un sadico, ma è obbligato dalla legge a cercare metodi alternativi oppure metodi che implicano la minore sofferenza possibile, egli spende altri 1.000 euro circa l’anno per anestetici e antidolorifici. Attrezzature, stipendi per il personale qualificato che sappia maneggiare gli animali e la manutenzione delle gabbie, tra filtri e altri accorgimenti tecnologici, completano il conto. Se un Istituto di ricerca potesse fare a meno di questi costi è chiaro ne sarebbe avvantaggiato, data la penuria di finanziamenti alla ricerca.

La sperimentazione animale ha costi altissimi, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro l’anno: è ovvio, data anche la penuria di finanziamenti alla ricerca che lo scienziato, se avesse alternative, non vi ricorrebbe. 

Marco Pivato

La penuria di fondi e la percezione falsata dello svolgimento e del senso della sperimentazione animale stanno facendo dell’Italia un paese sempre meno attrattivo per la scienza. Gli stessi Tamietto e Bonini, titolari di «LightUp», hanno dichiarato di essere pronti a portare fuori dall’Italia il progetto, se questo dovesse essere ulteriormente bloccato dalla magistratura. Nota ancora Research4Life: «Su 436 progetti ERC approvati quest’anno, 53 hanno un titolare italiano ma, di questi, ben 33 si svolgono all’estero, dove si trovano tutele e condizioni di lavoro più adeguate».

Va ricordato poi che l’Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia, a causa delle limitazioni ingiustificate alla sperimentazione animale in alcuni ambiti di ricerca: xenotrapianti e sostanze d’abuso. Ambiti in cui è evidente la rilevanza per la tutela della salute di cittadini e cittadine. Il caso del progetto «Light-Up» è dunque paradigmatico degli ostacoli posti in Italia alla libertà di ricerca che, uniti all’incertezza dei finanziamenti e alle difficoltà burocratiche, rendono il paese un ambiente sempre più ostile per gli studiosi: «Giovani scienziati, ricercatori e dottorandi si sentono abbandonati quando non addirittura osteggiati – scrive Research4Life – da quelle stesse istituzioni che dovrebbero tutelare, proteggere e valorizzare la libertà di studiare, di scoprire, di fare scienza e medicina».

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