Tumori, conviene asportare seno e ovaie se il rischio di ammalarsi è alto?

di Marco Pivato.

Chirurgia preventiva, se effettivamente il rischio di ammalarsi di cancro è alto, conviene sottoporsi a mastectomia preventiva e all’asportazione delle ovaie?

La domanda è giustificata, perché c’è una notizia in più: anche alle donne portatrici delle mutazioni Brca1 e Brca2 (che predispongono al cancro a seno e ovaie), che si sottoporranno a chirurgia preventiva, sarà riconosciuta una corretta percentuale di invalidità. I due geni in questione sono responsabili di circa il 50% delle forme ereditarie di tumori della mammella e/o dell’ovaio.

La novità è stata introdotta grazie a una azione di advocacy portata avanti dall’associazione aBRCAdaBRA, nata per rappresentare i bisogni delle persone portatrici della mutazione Brca, e dalla Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo).

Il tema torna ad essere quindi molto attuale. Lo fu per la prima volta nel 2015, quando l’attrice Angelina Jolie rivelò di essersi sottoposta all’asportazione preventiva delle ovaie (qualche anno prima, anche del seno), poiché risultava positiva ai geni Brca1 e Brca2.

Al tempo l’oncologo Umberto Veronesi commentò così: “Una scelta sacrosanta”. Lo intervistai per La Stampa, chiedendogli un parere. Ecco cosa mi rispose, nell’intervista che riporto.

La Stampa, 25 marzo 2015. Per vedere l’impaginato dell’articolo, consultare questo link: https://bit.ly/2BRHVhy

«Una scelta sacrosanta quella di asportare le ovaie, se il quadro clinico è simile a quello di Angelina Jolie». Questo il giudizio di Umberto Veronesi, fondatore dell’Istituto Europeo di Oncologia.

La nuova scelta della Jolie, dopo l’operazione al seno, è condivisibile da un punto di vista medico?
«Assolutamente sì. Gli stessi geni mutati che predispongono al tumore del seno aumentano anche il rischio di tumori alle ovaie, per questo credo che la decisione della Jolie sia coerente con la scelta, di due anni fa, di farsi asportare le mammelle a scopo preventivo. La definirei una scelta sacrosanta, perché se il tumore dell’ovaio è meno frequente di quello della mammella è anche però più aggressivo. La scelta della Jolie è da raccomandare a qualsiasi donna che abbia un quadro simile dal punto di vista genetico, dell’età e della storia personale».

Quali sono le controindicazioni fisiche e piscologiche di questa scelta?
«Più che controindicazioni c’è un unico grande ostacolo, che è il desiderio di maternità e che senza ovaie è irrealizzabile. Alle donne che hanno mutati i geni che predispongono al cancro al seno consiglio di avere una gravidanza appena possibile per poi sottoporsi all’intervento di asportazione, sapendo che di tumore ovarico ereditario ci ammala, con maggior probabilità, dopo i 40 anni. La femminilità di una donna può comunque rimanere intatta con terapie ormonali».

Il tumore si combatte in modo così radicale o le nuove terapie, anche geniche, consigliano strategie alternative?
«Il tumore del seno e dell’ovaio si combattono con la chirurgia e la radioterapia, mentre i test genetici ci aiutano nella prevenzione. Va detto che radioterapia e chirurgia si sono evolute negli ultimi anni. La stessa chirurgia può anche aiutare una donna mastectomizzata a ricostruire il proprio seno con risultati estetici oggi eccellenti».

Ci sono molte donne nella condizione della Jolie?
«Non abbiamo una riposta certa. Valutiamo che una percentuale fra il 2 e il 3% della popolazione femminile abbia mutazioni geniche ereditarie. La certezza non c’è perché l’accesso ai test genetici non è ancora capillarmente diffuso, dunque la vicenda della Jolie sia occasione per le donne di non aver paura di sottoporsi ai test e conoscersi».

Come si scoprono i geni «cattivi» che possono causare un tumore?
«Esclusivamente con i test genetici. Non sono percorsi complicati o invasivi. Basta un prelievo di materiale biologico, come il sangue. Oltretutto, in Italia, i test genetici sono accessibili attraverso il Servizio Sanitario Nazionale e tutte le donne possono farsi prescrivere test dal proprio medico di famiglia».

La scelta della Jolie ha generato fenomeni di emulazione?
«Sì, e per fortuna c’è stata una presa di coscienza nel mondo femminile, che ha a sua volta generato un dibattito nella comunità scientifica sul come rispondere meglio alle nuove possibilità di prevenzione offerte dai test genetici. Avremmo bisogno di tanti “casi Jolie” per ottenere un’adesione maggiore ai test e creare consapevolezza nelle nuove generazioni».

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