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LA COMUNICAZIONE DELLA SALUTE SUI MASS MEDIA: PRASSI E REGOLE PER CHIEDERE E OTTENERE SPAZIO AI GIORNALISTI

Mass Media & Salute.

«Il comunicato medico-scientifico? Umile e scritto nella massima collaborazione tra addetto stampa e ricercatore»

Regole per l'Ufficio Stampa tradizionale ,

Aumentare la penetranza dei tuoi messaggi su quotidiani, radio e TV. È il lavoro dell’Ufficio Stampa e di chi lo gestisce: l’addetto stampa. Ecco i trucchi e le regole sulla scrittura di un comunicato stampa a carattere medico-scientifico, secondo Marco Ferrazzoli, autorevole professionista del giornalismo, prima come redattore in quotidiani nazionali e da 16 anni a capo dell’ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), docente di «Teoria e tecnica della comunicazione della conoscenza» all’università Roma Tor Vergata e autore di diversi libri tra cui «Parola di scienziato. La conoscenza ridotta a opinione».

  • 30/08/2021

di Marco Ferrazzoli (Capo ufficio stampa Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR e docente all’Università di Roma Tor Vergata).

In mediologia esiste una corrente che sostiene la sostanziale impossibilità di elaborare a priori una teoria della “buona comunicazione”, che si desumerebbe soltanto a posteriori, dal ritorno ottenuto con il messaggio. Lo premetto per chiarire che, dopo 16 anni come capo ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche, quindi operando in un segmento di informazione specifico (scienza e materie biomediche) sia per il ruolo pubblico sia per le discipline oggetto della nostra attività, mi sento soltanto di indicare alcuni dati di esperienza che mi auguro utili a coloro che si avventurano in questo terreno, oggi molto più affollato di quanto non lo fosse ai miei esordi. Questo è un dato del quale tenere conto poiché, più che il presunto disinteresse dei media e del pubblico italiani verso i temi scientifici, è da tenere in conto l’implacabile concorrenza che ormai si registra in questo settore dell’informazione: una pletora di fonti italiane e internazionali rovescia nella crossmedialità quantità di notizie ingestibili. Almeno per farle giungere in modo ordinato ed efficace ai pubblici, da cui attendiamo poi cambiamenti di comportamento importanti, quali il rispetto dell’ambiente o delle norme di sicurezza sanitaria.

Scienza e tecnologia: il vivo interesse dei media

Il secondo elemento da tenere in considerazione è proprio che l’interesse verso scienza, tecnologia, innovazione è molto più vivo di quanto si pensi e dica, come attestano tante esperienze divulgative di successo: dai programmi di Piero Angela a un periodico come Focus, fino al bestseller di Carlo Rovelli “Sette brevi lezioni di fisica”, anche se qui usciamo dall’ambito dell’informazione strettamente intesa. Basti pensare che da quasi due anni viviamo immersi in una infodemia che si traduce nel continuativo predominio, prossimo al monopolio, di una crisi di carattere scientifico-sanitario. E che anche nel 2019, grazie soprattutto alla popolarità di Greta Thunberg, abbiamo vissuto il culmine di alcuni anni nei quali l’area cosiddetta tematica “clima-ambiente” ha spopolato su tutti i media, tradizionali e nuovi. 

In questo quadro, però, la richiesta che maggiormente giunge dal giornalismo e dalla comunicazione alla ricerca scientifica è quella di expertise che accompagnino e commentino le notizie del giorno, spesso relative a episodi occasionali e fatti di cronaca: che sia la terribile alluvione avvenuta in Germania oppure un’ondata di caldo sopra le medie, anche se magari non così eccezionale nel periodo di riferimento. L‘ufficio stampa di un ente di ricerca dovrebbe quindi essere disponibile a fornire ai colleghi dell’informazione questo supporto. Al CNR cerchiamo di dare riscontri celerimediante il contatto con ricercatori capaci di intervenire sui media nei tempi e modi a questi necessari, e in questo senso riteniamo di avere costruito con i nostri esperti una collaborazione molto proficua.

L’interesse dei media per la scienza e la medicina molto è alto, a differenza di quanto si possa credere. L’effetto collaterale è l’infodemia: la circolazione eccessiva di informazioni non verificate. Ecco perché i professionisti della salute non possono rinunciare a comparire sui media, a difesa della reputazione pubblica di scienza e medicina ma anche della propria categoria professionale e della reputazione individuale

Questa premessa era necessaria per arrivare al punto. Passando quindi all’oggetto “comunicato stampa” (Cosa è e come si scrive) la prima valutazione da tenere a mente è che per questo prodotto di comunicazione si è stilato da tempo un certificato di decesso, attribuendone la scomparsa alla funzione, obsoleta, e alla confezione, vetusta, in cui esso viene generalmente inteso. Certo, se il comunicato di un ente di ricerca fosse una velina in stile Pravda o Minculpop la sua utilità per la fonte e il suo interesse per i destinatari sarebbero nulli. Ma la comunicazione e l’informazione pubblica, per lo meno dalla legge 150 del 2000 in poi, sono fortunatamente cresciuti al punto tale da garantire comunicati di interesse nei contenuti e di qualità nella forma.

Equilibrio tra virgolettati e discorso indiretto, immagini, semplicità e concisione

La nostra soddisfazione per I comunicati che produciamo è abbastanza alta. Il successo in termini di riprese da parte della stampa ovviamente varia, in funzione prima di tutto del livello di appeal pubblico che il tema può suscitare, ma anche di una serie di elementi più casuali che rendono il processo etero-diretto del “lancio” sempre imprevedibile. In questo andamento sinusoidale abbiamo focalizzato alcuni aspetti che rendono il comunicato più user-friendly, come riscontriamo anche dalla quantità di citazioni testuali e spesso integrali all’interno della rassegna stampa: oltre 50.000 tra uscite annue su web, carta stampata, radio e TV.

Se, brutalizzando la filiera tra ufficio stampa e redazione, stabiliamo che un comunicato si dovrebbe tradurre in un articoloquanto più il prodotto all’origine è rispondente al risultato finale tanto più facile sarà la veicolazione del messaggio. Pertanto occorrono: una titolazione e un attacco impattantisufficiente ma non eccessiva concisione, un equilibrato rapporto tra testo indiretto e virgolettati, che faccia cogliere immediatamente le parti di maggiore pregnanza notiziale, corredo iconografico. E poi, ça va sans diresemplicità accessibile alla proverbiale “casalinga di Voghera”. Sono grosso modo questi i pochi e piccoli “trucchi” da usare.

Quella volta che la Gelmini… noi non l’avremmo permesso

Ma se questo è scontato in teoria lo è molto di meno praticarlo coniugando la propria professionalità giornalistica con la massima correttezza scientifica possibile, rispettando cioè il contenuto della bozza originaria, che per noi consiste quasi sempre in un articolo scientifico. Questa talvolta non semplice “combine” è realizzabile soltanto affiancando addetto stampa e ricercatore per tutta la lavorazione, in modo che il primo validi la forma e il secondo la sostanza, anche se in realtà la collaborazione dev’essere congiunta su entrambi gli aspetti.

Marco Ferrazzoli

Dal mio ufficio non esce una riga che non sia validata dal ricercatore

Qualche anno fa rimase celebre la gaffe di un ministro a cui il portavoce aveva fatto esprimere le congratulazioni per la costruzione di un inesistente tunnel tra il CERN di Ginevra e i laboratori del Gran Sasso. Commentando l’episodio, con i miei studenti di scienze della comunicazione a Tor Vergata, ripeto spesso che un errore simile io non lo avrei potuto commettere: non perché più preparato o più capace, ma semplicemente perché dal mio ufficio non esce una riga che non sia validata dal ricercatore. A proposito della mia preparazione, anzi, voglio precisare in chiusura di essere laureato in una disciplina umanistica. Rivendico sempre questa mia ignoranza poiché ritengo di usarla in maniera socratica, con curiosità e umiltà, come sempre bisogna fare nel momento in cui si approcciano contenuti complessi come quelli dell’informazione scientifica.

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